Musica nel Retail: la risolvibile crisi tra retailer e società di Collecting

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Musica nel Retail: la risolvibile crisi tra retailer e società di Collecting

Credere nella potenza emotiva ed espressiva della musica nel mondo in store significa anche semplificare la gestione dei diritti musicali, per un utilizzo sempre più facile.
Lun, 28/12/2015 - 03:26
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In oltre 10 anni di esperienza, Tailoradio ha portato le proprie rotazioni musicali in esercizi commerciali di qualsiasi tipo, dal supermercato al negozio di abbigliamento, passando per banche, concessionarie auto, ottici, ristorazione… Tra le tante cose viste in questi anni, un dato che spesso abbiamo riscontrato è la difficoltà nel capire quali diritti si debbano pagare per ascoltare buona musica.
Tanto è stato scritto sull’ argomento, arrivando a due posizioni piuttosto radicali: alcuni sono critici sui diritti di diffusione, bollandoli come una tassa, altri considerano i retailer pronti a tutto pur di evitare di pagare le licenze. Entrambe le tesi risultano lontane dalla realtà. La distanza tra utilizzatori e società di Collecting si basa sui costi, ma soprattutto sulla complessità della procedura. Serve dunque conoscere gli interlocutori con i quali confrontarsi sui diritti musicali, aver ben presente i propri doveri, ma anche le possibilità che offre il mercato.

Molti retailer italiani ad esempio, non conoscono SCF e non colgono il motivo di ulteriori spese per la musica. Tuttavia è importante ricordare che la Società Consortile Fonografici rappresenta il mondo discografico. Allo stesso modo, in molti non riescono a calcolare quanto pagare a SIAE ogni anno e questo è certamente legato alla difficoltà dell’operazione, oltre che allo scomodo accesso alle tabelle di calcolo.

Insomma, la materia è complessa: da un lato è necessario una semplificazione delle pratiche, dall’altra è importante che il retailer approfondisca l’argomento o si affidi a un Music Provider riconosciuto.
Come se non bastasse, le piattaforme per l’ascolto di musica in streaming hanno reso la questione ancora meno chiara, dal momento che in molti hanno iniziato ad ascoltare Spotify o Deezer in uno store, senza sapere che queste società forniscono un servizio solo per uso personale e non commerciale.

Scoraggiàti? No, ci sono alternative per un po' di buona (o meno buona) "background" music. Abbiamo a portata di click diverse soluzioni Royalty Free, ma nonostante l’offerta variegata ci si trova davanti a livelli di servizio non sempre al top, con cataloghi spesso scadenti. Come uscirne? Attraverso il ruolo del Music Provider, pronto a portare il suo Know How nella gestione dei diritti musicali, mettendo al servizio del retailer soluzioni che uniscono qualità del prodotto musicale a sicurezza e semplicità di utilizzo.
In Italia per esempio, esistono anche Collecting Society come Soundreef, che molto hanno fatto per semplificare la gestione dei diritti di riproduzione con grande qualità del catalogo e sicurezza dal punto di vista legale.

In definitiva, c'è di positivo che le cose stanno cambiando, anche grazie alle alternative che si vanno affacciando sul mercato: la stessa SIAE, sta modificando già oggi il proprio rapporto con i più grandi retailer, attraverso un approccio più "commerciale" e meno "fiscale". Altrettanto SCF.
Ancora tanta strada deve essere fatta, e tutti gli sforzi devono andare nella direzione della trasparenza e della semplicità’, la base per creare un rapporto di fiducia tra utilizzatori e Collecting.

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